Castello di Ranco

Gli imponenti ruderi del castello di Ranco portano ben impressa quella che un tempo era la loro potenza. Coronano un rilevo roccioso a dominio della valle del torrente Cerfone, nell’alta Val Tiberina,in posizione strategica ai confini del territorio comunale di Arezzo. La costruzione del castello nella sua forma attuale è dei secoli XII° e XIII°, precedenti insediamenti sul sito sembrano comunque risalire al VI° e VII° secolo, quando Bizantini e Longobardi si contendevano questa zona. Simbolo della feudalizzazione del contado aretino da parte di potenti famiglie laiche, Ranco, roccaforte dei Tarlati di Pietramala fino al 1439, è considerato una delle più antiche testimonianze storico architettoniche della zona. Fu poi ceduto a Baldaccio d’Anghiari, famoso capitano di ventura, e in seguito venduto ai Brandaglia, nobili aretini. A testimonianza della sua antica potenza resta il fatto che Ranco fu segnato nella mappa della Val di Chiana disegnata da Leonardo da Vinci nel 1502 e nell’affresco raffigurante la carta della Toscana dipinta nella Galleria delle carte geografiche del Vaticano.

La condizione attuale di Ranco è di forte rovina ma è abbastanza semplice leggerne le caratteristiche costruttive. L’insediamento fortificato era costituito da un grande mastio quadrato, residenza dei signori, affiancato da un’altra torre leggermente più piccola, anch’essa quadrata e con la stessa caratteristiche costruttive del mastio. Della struttura principale resta curiosamente in piedi tutto il fronte nord, sul quale sono ancora visibili alcune belle finestre con architrave a semivolta, mentre sono ridotti alle fondamenta quello est e ovest e ben poco resta anche di quello sud. Su quest’ultimo lato si ergeva la seconda torre , anch’essa ormai quasi completamente crollata. Le due torri sono circondate da un’alta e spessa cortina muraria di forma irregolare che si adatta perfettamente alla morfologia del terreno. Di questa restano in buona condizione larghi tratti sui fronti sud ed est, dove possiamo ammirare anche una primordiale bastionatura, eseguita con pietre di forma irregolare, con lo scopo principale di allargare la base del recinto fortificato e far fronte alla nuova tecnica d’assedio di scavare tunnel sotto le mura per minarle e farle franare. Sul lato nord della cortina si apriva l’unica porta di accesso al recinto; su questo lato, fra la cortina esterna e le due torri, si trovava il cortile interno, con altri edifici minori. Tutto l’insieme è invaso dalla vegetazione e a rischio di ulteriori crolli.

Fonte: Castellitoscani

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